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Pubblicato: Mer, Mag 17, 2017
Italia | da Zaira Scannapieco

Laurea breve ma stipendio migliore Il paradosso: punito chi studia di più

Laurea breve ma stipendio migliore Il paradosso: punito chi studia di più

"Ho grande rispetto di chi si assume le proprie responsabilità".

"L'appuntamento annuale del rapporto è senza alcun dubbio uno dei momenti di riflessione più importanti sullo stato del nostro sistema universitario sopratutto perché riguarda direttamente gli utenti del nostro sistema di educazione superiore, gli studenti e le studentesse, ma anche le famiglie che investono non solo risorse, ma grandi speranze sul futuro dei loro figli". E' quanto emerge nel Rapporto sul Profilo dei laureati realizzato da AlmaLaurea su un campione di oltre 270 mila di 71 università aderenti al consorzio. La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 5,6% (contro il 3,5% a livello nazionale): il 4,6% tra i triennali e il 7,7% tra i magistrali biennali. Si tratta di 1.541 di primo livello, 559 magistrali biennali e 740 a ciclo unico; i restanti sono laureati pre-riforma. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico e linguistico) il 71% dei laureati: è il 69% per il primo livello e il 67% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale. ETÀ, REGOLARITÀ E VOTO DI LAUREA: LA RIUSCITA NEGLI STUDI UNIVERSITARI - L'età media alla laurea è 26,7 anni per il complesso dei laureati, nello specifico 25,3 anni per i laureati di primo livello e 28,2 anni per i magistrali biennali. Ancora: l'età media alla laurea è 26 anni, 25 per i laureati di primo livello e 27,4 per i magistrali biennali, un dato su cui incide il ritardo nell'iscrizione al percorso universitario. Il 10,6% dei laureati del 2016 ha svolto esperienze di studio all'estero riconosciute dal corso di studi (nel 2006 erano il 7,6%): più nel dettaglio, ciò è avvenuto per oltre l'8% utilizzando programmi dell'Unione Europea (Erasmus in primo luogo) e per il 2% attraverso altre esperienze riconosciute dal corso di studi (Overseas, ecc.).

LAVORO. A cinque anni dalla laurea, invece, ha un lavoro "l'87% dei laureati magistrali del 2011, contro l'84% a livello nazionale, e il tasso di disoccupazione è pari all'8%". Il rettore è soddisfatti dei dati emersi sul fronte della formazione: l'85% dei laureati si dichiara pienamente soddisfatto della personale esperienza universitaria. E quanti si iscriverebbero di nuovo allo stesso corso presso lo stesso Ateneo?

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I supplementari sono molto frequenti in Coppa Italia, sono infatti serviti per assegnare il trofeo nelle ultime due edizioni. Da dopo stasera deciderò la formazione , gli altri stanno tutti bene. "Devo essere sicuro che non gli succeda niente".

L'Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 30.141 laureati dell'Università di Bologna.

A parità di condizioni, sono le lauree triennali ad avere maggiori chance occupazionali ad un anno dal titolo. Il tasso di occupazione (si considerano occupati, seguendo la definizione adottata dall'Istat, anche quanti sono in formazione retribuita) è del 73%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 19%.

I laureati triennali hanno un tasso di occupazione (78%) superiore alla media nazionale (68%) e una retribuzione netta mensile superiore (1.267 Euro contro 1.104 Euro).

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Confesso, l'esempio di Zaza un po' ha pesato: "ho contato i minuti che Simone aveva giocato lì e ho tirato il freno". Leggo che mi seguono, che nel loro progetto c'è la volontà di fare acquisti possibilmente italiani.

Sono 54 laureati su cento quelli che considerano il titolo molto efficace o efficace per il lavoro che svolgono.

In crescita i laureati stranieri Nel 2016, spiega l'indagine, quasi la metà del totale dei laureati (47%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Una buona notizia, invece, arriva sull'età media di chi discute la tesi. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 17%. Il XIX Rapporto, presentato oggi all'Università di Parma, durante il convegno "Università e skill nella seconda fase della globalizzazione", evidenzia anche come nell'ultimo anno, per questa categoria, aumentino i contratti a tempo indeterminato a scapito delle attività autonome; anche le retribuzioni sono in aumento, seppur lieve. In aumento ma, anche in questo caso, a ritmi troppo blandi. Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 57%, mentre svolge un lavoro autonomo il 19%.

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Sembra che il 18enne abbia cominciato a giocarci puntandosela alla testa, probabilmente non sapendo che aveva un colpo in canna. Bisogna, tuttavia, che i possessori di fucili e pistole custodiscano le loro armi da fuoco in luoghi sicuri.

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