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Pubblicato: Ven, Marzo 30, 2018
Sportivo | da Floriano Cerasuolo

Il calcio italiano piange Emiliano Mondonico

Il calcio italiano piange Emiliano Mondonico

Dopo il ritiro dal calcio giocato, ha iniziato allenando le giovanili della Cremonese, prima che nel 1981-1982 gli fosse affidata la prima squadra. E lo ha lasciato per davvero. Botte che non lo avevano fiaccato, né messo in un cantuccio ("Il calcio mi dà la forza di continuare la sfida", era solito ripetere). Si è spento nella sua casa di Milano, accanto a lui la moglie Carla e le figlie Francesca e Clara.

Spesso fu anche avversario del Catania. Nel 1988 arriva il successo con l'Atalanta, di cui è stato anche calciatore, con l'ennesima storica promozione e una cavalcata splendida fino alle semifinali di Coppa delle Coppe poi persa contro il Malines. Quattro mesi fa l'ultima intervista, al Corriere dello Sport, in cui raccontava: "Ci sono trenta probabilità su cento che la Bestia ritorni". Se n'è andato un pezzo importante di storia atalantina, ma mai potrà essere dimenticato. "Ciao Mondo, sei stato un grande", ha scritto Roberto Mancini. "Di lui ci mancheranno quella sua anima buona, il suo spirito battagliero e quella sua sagacia tattica che lo hanno portato ad allenare a grandi livelli".

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Anche la Fiorentina si unisce al cordoglio per la morte di Emiliano Mondonico. Nel post, che conta più di 3.000 mi piace, si legge tutta la gratitudine della famiglia nei confronti di una persona speciale. Un vero testimonial e un'icona di un'epoca, Mondonico è scomparso all'età di 71 anni.

La Federazione poi ripercorre con ordine l'avventura, prima da calciatore e poi da allenatore, di Emiliano Mondonico ricordando di fatto i suoi successi e le sue esperienze lavorative nel campionato italiano.

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"Un uomo generoso, ribelle, mai banale. Il Milan saluta commosso un grande innamorato del calcio". "Ciao Mondo e, di cuore, grazie". "Sembra ieri quando "el ma'gher de Rio'lta" dava spettacolo nelle finali del CSI a Lovere con la squadra dell'oratorio, poi l'approdo alla Cremonese nel 1966". "Abbiamo parlato degli altri, di come aiutare gli altri e delle difficoltà nella vita".

Lo abbiamo detto: il calcio di Mondonico non aveva niente degli isterismi di oggi, delle telecamere fin dentro gli spogliatoi, delle partite a tutti le ore di tutti i giorni. Ma qui entriamo nella storia del Toro e bisogna partire dall'inizio Non tanto da quelle 12 partite all'alba della sua carriera da giocatore, tra il 1968 e il 1970. Perche' Mondonico era cosi', "prendere o lasciare".

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